{"id":149,"date":"2021-08-31T14:10:04","date_gmt":"2021-08-31T14:10:04","guid":{"rendered":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/?page_id=149"},"modified":"2021-08-31T14:10:18","modified_gmt":"2021-08-31T14:10:18","slug":"il-teatro-in-pasticceria-i-pupi-di-zucchero","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/?page_id=149","title":{"rendered":"Il teatro in pasticceria: I pupi di zucchero"},"content":{"rendered":"\n<p>Come sappiamo, l\u2019opera dei pupi o teatro delle marionette \u00e8 stato molto amato e seguito in Sicilia nel corso dei secoli, tanto da figurare anche nella pasticceria palermitana. A Palermo, infatti, in occasione della &#8220;festa dei morti&#8221; (il 2 novembre), c\u2019era l\u2019usanza di donare giocattoli e dolci ai bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i dolci della festa dei morti c\u2019era il pupo di zucchero anche chiamato puppaccena: un dolce\/giocattolo colorato prodotto per la prima volta a Palermo ma che poi si diffuse in tutta la Sicilia. Secondo un\u2019antica leggenda, un nobile arabo finito sul lastrico invit\u00f2 a cena alcuni ospiti e, non avendo pi\u00f9 le possibilit\u00e0 economiche per acquistare cibi prelibati, chiese al suo cuoco di creare una nuova ricetta a base di zucchero, che era l\u2019unica cosa che gli era rimasta nella sua dispensa. La ricetta venne molto apprezzata da tutti i suoi ospiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli storici raccontano invece che e a Venezia nel 1574, durante un maestoso banchetto in onore di Enrico III di Valois, futuro re di Francia e figlio terzogenito di Caterina dei Medici, vennero offerte favolose sculture di zucchero. Ed ecco perch\u00e9 i pupi di zucchero sono chiamati Pupaccena o Pupi a Cena.<\/p>\n\n\n\n<p>La fama di quella cena favolosa raggiunse la Sicilia, grazie ai racconti che ne fecero i marinai siciliani, che si trovavano durante la visita di Enrico III, davanti ai fondachi veneziani.<\/p>\n\n\n\n<p>I pupi di zucchero rappresentavano i paladini francesi, tra cui campeggiava Orlando in piedi o a cavallo. Per modellare i pupi si usavano degli stampi di gesso o di terracotta.<\/p>\n\n\n\n<p>Come rimedio alla crisi nel settore, le misure dei pupi di zucchero si sono ridotte e sono stati introdotti personaggi di cartoni animati e supereroi. Molti palermitani comunque preferiscono le figure traditionali e quindi preparano i pupi di zucchero a casa. Ecco la ricetta:<\/p>\n\n\n\n<p>Ingredienti: 2 kg di zucchero, 250 gr glucosio, 2 cucchiai di succo di limone, mezzo litro di acqua, colori alimentari vegetali a piacere e olio di mandorle. Le forme si possono comprare<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ricetta:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Preparare le forme in cui poi colare lo zucchero fuso e ungerle con l&#8217;olio di mandorla<\/li><li>Versare in un tegame lo zucchero e scioglierlo con l\u2019acqua<\/li><li>Portare il tutto ad ebollizione, mescolando continuamente<\/li><li>Aggiungere quindi il succo di limone e il glucosio e, continuando a mescolare, lasciare sul fuoco fino a che, immergendo una cucchiaio piatto di legno, on si vede una grossa bolla<\/li><li>Togliere quindi dal fuoco e fermare la cottura, immergendo il tegame in un contenitore pi\u00f9 grande colmo di acqua fredda<\/li><li>Riempire le forme con lo zucchero fuso e quindi legare i due calchi (la parte anteriore e la parte posteriore che non viene dipinta) con dei lacci per tenere unite le due parti<\/li><li>Fare solidificare nel forno, preriscaldato a circa 130\u00b0 centigradi e, non appena saranno sodi, tirarli fuori e farli raffreddare. Alla fine decorare a piacere con colori alimentari.<\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come sappiamo, l\u2019opera dei pupi o teatro delle marionette \u00e8 stato molto amato e seguito in Sicilia nel corso dei<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":87,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-149","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/149","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=149"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/149\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":150,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/149\/revisions\/150"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/87"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}