{"id":431,"date":"2021-12-18T18:10:15","date_gmt":"2021-12-18T18:10:15","guid":{"rendered":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/?page_id=431"},"modified":"2021-12-18T18:10:15","modified_gmt":"2021-12-18T18:10:15","slug":"lindustria-conserviera-e-i-pastifici","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/?page_id=431","title":{"rendered":"L&#8217;industria conserviera e i pastifici"},"content":{"rendered":"\n<p>Una delle maggiori industrie napoletane \u00e8 quella conserviera, industria che nacque in Italia nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento. In Italia il pioniere di quest\u2019industria fu un piemontese: Francesco Cirio che a Torino cominci\u00f2 vendendo frutta e verdure, trasportandola su un carretto. Pi\u00f9 tardi, nel 1856, quando aveva solo 20 anni, trov\u00f2 la maniera di conservare gli ortaggi, in modo che si potessero consumare anche fuori stagione. In quell\u2019anno infatti cominci\u00f2 ad applicare il metodo inventato nel 1795 dal cuoco e pasticciere francese Nicolas Appert, metodo appunto chiamato appertizzazione, che consisteva nella sterilizzazione di cibi cotti in contenitori chiusi ermeticamente. Potette cos\u00ec aprire il suo primo stabilimento a Torino e poi in tutta Italia, Napoli inclusa. Ed \u00e8 a questa citt\u00e0 che il marchio Cirio \u00e8 sempre stato associato. Tanto \u00e8 vero che la maggior parte degli italiani credono che si tratti di un\u2019industria tipicamente napoletana.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Pastifici del napoletano<\/h3>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Lettura e ricerca. <\/h4>\n\n\n\n<p><em>Leggi attentamente il seguente brano e poi rispondi alle domande con FRASi COMPLETE! Attenzione per rispondere ad alcune dovrai avvalerti o di testi, o di siti web o di mappe<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 nell\u2019Ottocento nella provincia di Napoli c\u2019erano centinatia di pastifici e molti dei quali esistono tutt\u2019ora. Pastificio Voiello e Pastificio Garofalo, fondati rispettivamente 1879 e nel 1920 sono i pi\u00f9 grandi e noti pastifici napoletani. Vediamo adesso almeno la storia di quello pi\u00f9 famoso a livello internazionale: Pastificio Vojello.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;origine del nome Voiello c&#8217;\u00e8 l\u2019incontro tra un ingegnere svizzero, August Vanvittel, arrivato a Napoli nel 1839 per la costruzione della <strong>ferrovia Napoli-Portici<\/strong>, e Rosetta Inzerillo, la figlia di un piccolo pastaio. Dopo il loro matrimonio, August decise d\u2019imparare dal suocero l&#8217;arte locale della pastificazione. Nel 1862 italianizz\u00f2 il suo cognome che da Vanvittel divenne Vojello. Fu il nipote Giovanni, nato dal figlio Teodoro di August e Rosetta, a fondare nel 1879 l&#8217;Antico Pastificio Giovanni Voiello nella Contrada Maresca, a nord della citt\u00e0. Giovanni scelse per la sua produzione il grano <strong>Taganrog<\/strong> proveniente dall&#8217;Ucraina, un grano duro ad alto valore nutritivo. L&#8217;Ucraina era a quel tempo il primo esportatore al mondo di grano. Pi\u00f9 tardi, dopo la rivoluzione russa del 1917, ci fu in Ucraina una terribile carestia e il grano Taganrog non fu pi\u00f9 disponibile. Giovanni quindi opt\u00f2 per il grano <strong>Saragolla<\/strong> delle Puglie. Sfortunatamente, durante la Seconda Guerra Mondiale, il loro stabilimento e i macchinari di <strong>Torre Annunziata<\/strong> furono distrutti. La ripresa economica degli anni 50 diede nuova forza alla loro produzione. Con il proliferare dei supermercati negli anni 60 Pastificio Vojello cerc\u00f2 sempre di non sacrificare la qualit\u00e0 del suo prodotto. Poi, durante la crisi economica degli anni 70 un\u2019azienda emiliana, Barilla, venne in salvo dell\u2019antico pastificio Vojello, rilevandone delle quote e subentrando nella gestione, ma non intervenendo nei processi produttivi. Per Voiello fu un periodo di grande crescita e di importanti investimenti in nuova tecnologia, nonch\u00e9 dello sviluppo di un nuovo linguaggio della comunicazione. Il marchio venne riconcepito e vi fu introdotta la Maschera di <strong>Pulcinella<\/strong> e l\u2019immagine del Vesuvio sul Golfo di Napoli. Nel 1983 la creazione di un nuovo formato di pasta venne affidata al designer <strong>Giorgetto Giugiaro<\/strong> e nacquero cos\u00ec le Marille. La superiorit\u00e0 della pasta Voiello si afferm\u00f2 per tutti gli anni 90 e nel 2007 Vojello avvi\u00f2 anche una produzioni di sughi, realizzati con un pomodoro di qualit\u00e0 superiore: lo <strong>Scarpariello<\/strong>. Oggi la pasta Voiello \u00e8 fatta esclusivamente con il <strong>Grano Aureo<\/strong>, ottenuto nel 2009 dopo anni di studi e selezioni, un grano di altissima qualit\u00e0 per contenuto proteico e la forza del glutine.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>A quale costruzione si stava lavorando a Napoli nel 1839? Perch\u00e9 era importante? Che ruolo aveva Vanvittel in quell&#8217; impresa?<\/li><li>Come mai Vanvittel cominci`o a dedicarsi alla pastificazione?<\/li><li>Perch\u00e9 Giovanni scelse un grano proveniente dall&#8217;Ucraina? Che grano dovette usare dopo il 2017? Era anche questo un grando di buona qualit\u00e0?<\/li><li>Dove si trova Torre Annunziata, il comune in cui i Vojello avevano il loro stabilimento e i loro macchinari?<\/li><li>I Vojello cercarono sempre di mantenere alta la qualit\u00e0 del loro prodotto?<\/li><li>Chi era Pulcinella che i Vojello usarono per dare al loro marchio una forte impronta napoletana?<\/li><li>Come hanno elevato la loro pasta i Vojello nel 1983?<\/li><li>Perch\u00e9 quel pomodoro piccolo che pende su molti balconi napoletani si chiama Scarpariello?<\/li><\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle maggiori industrie napoletane \u00e8 quella conserviera, industria che nacque in Italia nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento. In Italia il<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":429,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-431","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/431","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=431"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/431\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":432,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/431\/revisions\/432"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/429"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/capitalitaliane.lrc.columbia.edu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=431"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}